La rotta di Glauco

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Questa volta la sensazione è piú forte del solito, ho appena finito un viaggio, di lavoro, in mare per 8 giorni alla scoperta dei vulcani eoliani.

Transfer Milazzo-aeroporto di Catania, accompagno i clienti, poi bus per Palermo, la mia base stagionale.

Neanche porto a casa la valigia che vado dal parrucchiere, non mi posso piú vedere con questi capelli e ho zero voglia di curarmene io, come invece faccio di solito.

Sì, parrucchiere, sì, quasi odiato, non sopporto l’attegiamento di pensare di capire cosa vuoi, quell’ascolto a metá, il chiedere se così va bene, con una sforbiciata giá di troppo e un non osato troppo lungo.

“Vieni di qui”, ok, lavami i capelli…che fastidio lo scorrere dell’acqua che si avvicina al mio orecchio, l’acqua che mi bagna e il suo suono intenso nelle orecchie.

Le mani che mi toccano, la testa.

Così, e mi sto rilassando, mi stai toccando, l’acqua nelle orecchie.

Chiudo gli occhi.

Salgo a casa, disfo la valigia, faccio la lavatrice, mi faccio un doccia, lunga, lenta.

C’è il festival del libro, Una Marina di libri, editoria indipendente che incontra la cittá, nel suggestivo  convento in Piazza San Domenico.

Un bellissimo chiostro, mille e mille libri…giro e rigiro guardo e tocco, sì, tocco, ho questa “mania” per i materiali,  le superfici, le stoffe…e i libri di viaggi.

Sorrido, tocco, leggo la sinossi, ringrazio e saluto.

Molti mi guardano con aria curiosa, mi capita spesso qui, ma io sorrido e sono gentile, ringrazio e vado via.

E se torno, mi sorridono e ci scambiamo le mani e due parole.

Sono tornata, mi dicono sei tornata, hai fatto dei giri e ora il cerchio si è chiuso qui!

Sono sorpresa da queste parole, per mia abitudine le peserei, pensando che non mi piacciono i cerchi che si chiudono, ma vado all’essenziale, so cosa mi stai dicendo.

Viaggi di terra e di mare, prendo in mano il libro, la copertina è liscia e quasi morbida, il dorso è tondo e riempie il palmo, la carta è ruvida, liscia e morbida, di colore giallino, nelle sguardie una cartina, il mediterraneo, e ancora un’altra cartina, antica, peccato non ci siano riferimenti, ho adorato topografia antica in universitá.

“La rotta di Glauco”, sì, mi decido, prendo la prima copia, quella toccata, aperta, letta da tutti, non voglio l’ultima copia, magari ancora impacchettata, vergine, senza segni e graffi.

Questa volta no.
Mi presento, scambi di mano, di parole, di sguardi.

Glauco. Stamattina ho conosciuto Tindaro, ed ora Orfeo.

In un cortile lo spettacolo “Il segno clinico di Alda”

Giá, Alda Merini.

Sará che mi sento particolarmente sentimentale oggi, ma sono commossa.

Con la testa a mille pensieri esco, sono in via Roma, traffico come nelle ore di punta.

I colori caldi dell’illuminazione, i palazzi e chiese e i clacson, la musica a palla di una macchina piena di adesivi con la scritta “Ciro”.

Non è solo, piú, una sensazione, i viaggi non finisco mai.

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